
Zigomi tesi come se stessi aspirando uno spino confezionato male, occhi azzurro-ghiaccio, bocca morbida, leggermente distorta in un sorriso impietoso: hai un fascino sghembo di animalesca sensualità.
Mi piace quell’odore di giovinezza sfiorita in cui ti avvolgi come fosse un regale mantello, un marchio d’orgoglio, una vittoria.
Lascia che abbassi la maschera che ti porti in giro, in un eterno carnevale veneziano, sotto un cielo cupo, grande e nero.
Lascia che ti accarezzi il petto e scenda giù, sotto la cintura, senza pudore, senza inquietudini.
La sensualità delle vite azzannate come la tua e la mia mi travolge, complice quel sorriso impietoso, pericoloso, sottilmente lascivo, crudele.
Ora, in questo momento, farei qualunque cosa per te, che mi sei bandiera, colori di guerra, coraggio e disperazione.
Ucciderei, se tu me lo chiedessi, senza esitare.
Voglio entrare nel torrente del tuo sangue, transitare attraverso il cuore che ora sento battere più forte sotto la mia guancia, capriolando tra i lembi delle valvole cardiache simili a petali di stelle, per arrivare ai polmoni e respirarti in bocca, sentire il sapore della tua saliva, vedere da dentro come è veramente il tuo sorriso…
Lascia che ti ami, a modo mio, abbandonati a me.
Sei così intatto, inviolato, come una tela immacolata, senza altra storia che quella che già conosco, che tutti conoscono.
Fammene scrivere un’altra, brevissima, ma talmente intensa da durare un’eternità. La nostra.
