La danza del ventre, dalla sacralità all’ intrattenimento da Harém

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Oggi questa danza è di moda in tutto l’Occidente. Le sue movenze imitano le forme e i ritmi della natura, ma anche il parto e l’atto sessuale.Anzi, adir la verità, tutte le movenze paiono concentrarsi solo su quest’ultimo, mentre è nata come danza sacrale.
-La cosa certa è che le sue radici appartengono a più culture e sono antichissime- spiega Maria Strova, autrice del libro “Il linguaggio segreto della danza del ventre” (Macro Edizioni).
Alcuni studiosi la collegano addirittura ai ritrovamenti di statuine “dal ventre fertile” databili a 20 mila anni fa, come la Venere Laussel, un modello primordiale di fertilità e femminilità dai fianchi larghi. Ma la maggior parte degli esperti ne attribuiscono l’effettiva origine alle cerimonie religiose praticate dalle donne dell’antica Mesopotamia in onore alla dea-madre Ishtar (Inanna per i Sumeri).
A lei si rivolgevano le sacerdotesse attraverso danze propiziatorie, per invocare la fertilità della terra e del ventre femminile. Le movenze cercavano quindi di imitare le forme e i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo o il serpente; mentre altre evocavano esplicitamente il parto o l’atto sessuale: in questa ottica vanno interpretati i movimenti dei fianchi e del bacino, fatti vibrare e sussultare velocemente.

La diffusione di questa danza rituale in nuovi contesti geografici si dovette all’espansione dell’Impero ottomano (XIV-XXsecolo): fu infatti in questo periodo che cominciò a essere conosciuta nei vari territori sottoposti al potere dei sultani, dall’attuale Albania fino al Marocco. La danza del ventre divenne così patrimonio culturale di nazioni come l’Algeria, l’Egitto, l’Iraq, la Grecia, il Marocco e la stessa Turchia, assumendo ogni volta uno specifico stile.
Nel suo lungo cammino si allontanò però dalla forma originaria di rito propiziatorio e religioso, tramutandosi in pura forma di intrattenimento vedi gli harem, dove venivano portate le danzatrici più belle e sensuali.

Gli europei scoprirono l’esistenza della danza orientale solo a partire dal XIX secolo, attraverso i resoconti degli avventurieri francesi al seguito di Napoleone nella campagna d’Egitto. Quella che si diffuse in Occidente era una danza atta soltanto ad eccitare gli spettatori. Il suo contesto da “mille e una notte” fu anzi fonte di ispirazione, in epoca romantica, per molti scrittori e pittori, i cosiddetti “orientalisti”, che usarono danzatrici spesso nude e lascive per illustrare un Oriente che in realtà non avevano mai visto e del quale ritraevanp quel senso pruriginoso di peccato tanto caro agli europei. Del resto erano stati proprio i movimenti isolati dell’addome a impressionare i primi viaggiatori francesi e inglesi, che chiamarono danse du ventre o belly dance la danza orientale.
Negli anni Sessanta, nel pieno della rivoluzione sessuale e dell’infatuazione per l’oriente, la sensualità di questa danza fu fatta propria da molte donne negli Stati Uniti e in Europa. Passata di moda con i “figli dei fiori”, la danza del ventre ha conosciuto in questi ultimi anni una riscoperta, invadendo non solo palestre e balere ma persino sale parto.

Succede negli Usa, dove alcune sostenitrici del parto naturale hanno recuperato il suo antico significato di rituale legato alla maternità.
Pare che i tipici movimenti rotatori e ondulatori della danza del ventre servano a rilassare i muscoli e i legamenti della regione pelvica, attenuando il dolore delle contrazioni e facilitando persino l’espulsione del nascituro.

Insomma corsi e ricorsi storici:mrgreen:

Estratto da Focus

DANZA DEL VENTRE – LIANA AL ZAHRA – VIDEO HD

 

 

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