Le tue mani mi volarono alla gola

follia10

Yacek Yerka

 
L’ascensore si apre:mi ha portato da te con un mazzo di violette africane strette nalla mano sudata.
Un’ora dopo svanisco in un abisso profondo ventitré ore.
Sedato, fragile, friabile,cammini a lunghi passi per i corridoi tra giovani psichiatri elegantinel loro verde smeraldo mentre ragazze che tessono tappeti tutto il giorno li disfano di notte.
Gli obesi si smarriscono in se stessi.
Ora canticchi, poi dici di odiarmi.
Vorrei scuotere la tua mente per farti ritrovare lo specchio frantumato dei tuoi occhi.
Ricordi come avvenne?
Stavi alla finestra, parlavi di volare.
Le tue mani mi volarono alla gola.
Ma non erano uccelli, tracciavano solo cerchi intorno alle tue idee e le tue idee a volte erano parabole.
Quando arrivarono trovarono gambe e braccia sparsi per terra come balocchi rotti.
Tutti e due piangevamo.
Ora tu permani abbarbicato nella cantina della mia mente tenace come un’astrazione,una sorta di idea confusa.

Da : “Storie di ordinaria follia”  ispirate alla realtà, prima o poi ne farò una raccolta

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